mercoledì 29 dicembre 2010

AUGURI!

Il fatidico inizio di anno nuovo incombe. Tutti si prodigano in obiettivi, tutti fanno buoni propositi, alcuni elaborano anche piani di azione. Io mi chiedo, quindi, che cosa augurare a tutte le persone che, da vicino o da lontano, mi seguono: attraverso i libri, i corsi, questo blog. A tutti auguro, innanzitutto, di realizzare i vostri obiettivi, quali che siano. Sono ben formati? Sono espressi in positivo? Parlano di risultati invece che di processi? Sono misurabili? Sono ecologici? Hanno una data di scadenza? Bene.
A tutti, poi, auguro di trovarsi, lungo la strada che conduce al traguardo tanto agognato. Trovarsi, sì: avete capito bene. Così abituati a sentirci dire quello che possiamo o non possiamo fare; quello che ci riesce bene e quello che invece ci riesce male; quello che per cui siamo portati e quello per cui, invece, no: fermatevi almeno un attimo, in questa folle corsa di buoni propositi, e chiedetevi se quello che avete in mente è quello che, davvero, conta per voi. O se, piuttosto, state per affrontare un viaggio verso mete segnate da altre persone. A tutti auguro, ancora, di trovare la forza di resistere alle reazioni automatiche alle quali siete abituati e di usare la vostra energia per pro-agire, per determinare consapevolmente il vostro destino. Credo che nel passaggio dalla "reazione" alla "pro-azione", attraverso quel breve attimo di riflessione che alcuni chiamano "resistenza" sia racchiuso il misterioso segreto che ci rende tanto simili a Dio, o chi per Lui: la capacità di creare, di diventare attori smettendo di essere passivi spettatori. A tutti, infine, auguro di trovare la scintilla che ispira, la piccola luce che, di tanto in tanto, si accende nei nostri cuori per dirci di farlo, di farlo davvero: cambiare strada, fare qualcosa di diverso, creare, immaginare, sognare, osare, azzardare, persino rischiare. Ma sì, persino rischiare: fanculo, la vita è una sola ed è sempre e comunque meglio un rimorso che un rimpianto. Fate, per Giove! Fate: qualsiasi cosa, basta che facciate, che usciate dal pantano in cui alcuni pretendono di soffocare i nostri respiri e di schiacciare le nostre teste indomite e ribelli. 
Abbiate il coraggio di fare le cose in modo diverso, visto che sta arrivando un nuovo anno e, come recita un adagio a me assai caro, se fate le cose sempre allo stesso modo, otterrete sempre gli stessi risultati. Da ultimo, una provocazione: chi di voi ha visto il film "L'attimo fuggente?" Chi di voi è davvero salito su un tavolo per scoprire come si vede la vita, da lassù?
Salite sui tavoli, gente. Salite sui tavoli e guardate il mondo come mai l'avete visto prima. 
Felice anno nuovo, davvero. Di cuore.

Un abbraccio virtuale (mica tanto, poi, se considerate che cosa possono fare i tachioni!)

Paolo

Il sito di Paolo Borzacchiello

sabato 25 dicembre 2010

CORSO!!!

Dato l'incredibile (anche se sperato...) successo della prima tiratura del libro "La Merda Capita! (Strategie di successo per vivere felici)", ho deciso di realizzare un corso dedicato ai contenuti del libro, per tutti coloro che lo hanno letto e per tutti coloro che, non avendolo ancora letto, potranno in tal modo avvicinarsi ad alcune tematiche di cruciale importanza, per "vivere bene".


Il corso si svolgerà in un'unica giornata, DOMENICA 30 GENNAIO, precisamente dalle 09:30 alle 18:30 (registrazione iscritti dalle 09:00 alle 09:30) e avrà sede presso il prestigioso AC HOTEL, Via Giulio Quinto Stefana, 3  - 25126 BRESCIA (Tel +39.030.2405511 www.ac-hotels.com).


Chi lo desidera, potrà trattenersi per il pranzo: l'hotel mette a disposizione per i miei allievi un business lunch a prezzo convenzionato.


Ecco gli argomenti a programma:
- La strategie della cacca di cane;
- La strategia dell'insalatona;
- La manipolazione delle submodalità;
- Le strategie di Jobs, Obama, Disney e molti altri;
- Le leggi della persuasione applicate alla vita quotidiana...
... e molto altro!


Il corso è a numero chiuso: dai 15 ai 20 partecipanti.


La quota di partecipazione è di € 99,00 + IVA


Per ogni altra informazione, potete utilizzare questo blog, oppure visitare il mio sito ufficiale.


A presto!


Il sito di Paolo Borzacchiello

domenica 19 dicembre 2010

UN PENSIERO DEL DALAI LAMA

Oggi ho ricevuto un bellissimo testo scritto dal Dalai Lama. Direi che non è il caso di aggiungere altro!



1) Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grandi risultati comportano un grande rischio.
2) Quando perdi, non perdere la lezione.
3) Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
4) Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.
5) Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in modo appropriato.
6) Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.
7) Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo.
8) Trascorri un po’ di tempo da solo ogni giorno.
9) Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.
10) Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.
11) Vivi una buona, onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da vecchio, potrai godertela una seconda volta.
12) Un’atmosfera amorevole nella tua casa dev’essere il fondamento della tua vita.
13) Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.
14) Condividi la tua conoscenza. E’ un modo di raggiungere l’immortalità.
15) Sii gentile con la Terra.
16) Almeno una volta l’anno, vai in un posto dove non sei mai stato prima.
17) Ricorda che il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l’uno dell’altro.
18) Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

giovedì 16 dicembre 2010

PULISCITI SUBITO!

Estratto dal capitolo "La strategia della cacca di cane", dal libro "La Merda Capita! Strategie di successo per vivere felici!"



PULISCITI SUBITO. Scrollati di dosso immediatamente gli effetti negativi dell’incidente. Puoi, ad esempio, allontanarti dal luogo in cui è successo l’evento che ti ha scosso e che tu equipari all’aver pestato una cacca di cane. Puoi lavorare sulla gestione del tuo stato, respirando profondamente e riguadagnando il controllo delle tue funzioni cerebrali: se respiri male e non arriva una sufficiente quantità di ossigeno al cervello, rischi di lasciarti travolgere dal panico o di non prendere le decisioni migliori. Puoi reagire al problema da un punto di vista pratico o chimico: fare qualcosa per star meglio, assumere un farmaco (o un rimedio erboristico, se possibile) per riacquistare al più presto le tue funzioni. Il 25 gennaio di quest’anno (2009, casomai questo libro finisse in mano a qualche lettore del futuro), a tre giorni da un evento pubblico importantissimo, ovvero la mia serata di presentazione dei corsi, con tanto di hotel prenotato, inviti, pubblicità e numero (alto) imprecisato di partecipanti, mi è uscita un’ernia. Stavo chiudendo il piumino alla mia bambina quando ho sentito una specie di frustata alla schiena, mi sono accasciato a terra senza fiato e sono rimasto a terra per circa dodici ore, bloccato dal dolore. Fra una fitta e l’altra, il mio cervello ha iniziato a fumare. Per la verità, ha iniziato a mandarmi messaggi piuttosto pessimistici e decisamente fuori luogo. Ha iniziato a venirmi il panico e, come detto, nelle situazioni in cui “la merda capita”, il panico è precisamente l’ultima cosa di cui hai bisogno. Ti servono, piuttosto, freddezza e lucidità. Per questo, invece di prefigurarmi scenari drammatici (tutti gli ospiti che arrivavano in hotel; io che, non conoscendoli, non avevo potuto avvisarli; la mia società irrimediabilmente danneggiata da questo incidente e altre cosucce del genere), ho letteralmente spostato il focus su quello che avrei potuto fare per pulirmi immediatamente da quel che avevo accidentalmente pestato. Perciò, ho contattato il mio medico di fiducia e il mio fisioterapista/massaggiatore. Dopo due ore avevo già in corpo una discreta dose di cortisone: ero sempre bloccato (sono rimasto riverso al suolo fino alle dieci di sera: ho cenato e espletato i miei bisogni sul tappeto, in posizione orizzontale), ma almeno avevo intrapreso la via della guarigione, o almeno così speravo. Il giorno seguente, ho ricevuto due massaggi, uno la mattina e uno la sera e, alla sera del secondo giorno, sono riuscito, pur tra dolori che oso definire strazianti, ad andare in bagno con le mie gambe. Per inciso, urinare in un vaso di fiori, steso sul pavimento, è un’esperienza che mi sono ripromesso di evitare, per il futuro, in quanto piuttosto fastidiosa e imbarazzante.


venerdì 10 dicembre 2010

SE SCEGLI UN LAVORO CHE AMI...

SE SCEGLI UN LAVORO CHE AMI, NON LAVORERAI UN SOLO GIORNO DELLA TUA VITA.
(Proverbio Cinese)

domenica 5 dicembre 2010

L'ERBA VOGLIO

Il modo migliore per esprimere le proprie intenzioni è quello di utilizzare il verbo “voglio”, coniugato all’indicativo tempo presente. Senza saperlo, identifichiamo il verbo “voglio” con una forma di maleducazione. Pensate, ad esempio, a questa cosa: immaginate di entrare in un bar e dire “voglio un caffè”, oppure di entrare in un negozio di abbigliamento e dire “voglio provare quella camicia”. Sono più che certo che pensare in questi termini vi crea una strana sensazione e che l’immagine che vi si è formata nella testa è quella di una persona arrogante e che con modi prepotenti chiede a gran voce un caffè o una camicia. In realtà, non vi ho detto di urlare “io voglio” con tono arrogante e voce aggressiva, eppure è quello che precisamente avete capito. Si può benissimo chiedere: “per cortesia, voglio provare quella camicia” con tono di voce cortese ed un bel sorriso. La verità è che ogni volta che dite “vorrei”, la vostra volontà non è sufficientemente forte ed i vostri propositi rischiano di non concretizzarsi. Se lo volete davvero, ditelo. Pensate alla realizzazione di uno dei vostri sogni: vorreste realizzarlo o volete? Sentite, anche solo pronunciando la frase nei due diversi modi, come le sensazioni che provate sono diverse? Vorreste… o volete? Ogni volta che dalla vostra bocca esce un “vorrei”, il vostro cervello traduce il messaggio con un bel “forse vuole e forse no, e forse la cosa non è poi così importante. Se succede, bene, altrimenti pazienza”. E’ così che volete affrontare il vostro percorso: se succede, bene; se non succede, pazienza? Mi auguro di no. Naturalmente, la responsabilità di questo modo di parlare non è vostra, ma di chi vi ha educato, dicendovi la mitica frase “NON SI DICE VOGLIO SI DICE VORREI”, magari accompagnando questo pessimo insegnamento con un bello scappellotto. Oppure, vi hanno insegnato con tono sprezzante che “L’ERBA VOGLIO NON CRESCE NEMMENO NEL GIARDINO DEL RE!”
“Usando il presente indicativo, il bambino non cerca tanto di ottenere il giocattolo dei suoi sogni, quanto di affermarsi. L’uso intenso del condizionale imposto al bimbo è una condotta genitoriale psicotossica, capace di bloccare le sue motivazioni o i suoi desideri. Se lo voglio, mi batto per averlo. Se lo vorrei, lo sogno e poi lo dimentico. Quello che vorrei non lo voglio veramente, altrimenti perché avrei bisogno di sottoporlo a una condizione preliminare? Il tocco finale a questo quadretto è lo stupefacente “Quando si è bene educati”. Questa precisazione suggerisce che, per essere beneducati, è preferibile non esistere. Quale percezione ha il bambino di questa osservazione che gli rifilate appena dice VOGLIO? Non ho il diritto di esistere perché, se esisto, sono maleducato. Certo, non è questo il significato che attribuite alle vostre parole, ma è quello che il piccino percepisce letteralmente.”

sabato 4 dicembre 2010

SCELTE E VALORI

Che cosa scelgo? Qual è la scelta migliore, la scelta giusta? Come essere sicuri che quello che stiamo scegliendo corrisponda a ciò che davvero vogliamo? Ciò vale tanto nel lavoro, quanto nella vita. Per poter decidere al meglio, è necessario aver sempre presenti i nostri valori, le cose che per noi sono importanti in assoluto, oltre la contingenza, oltre il quotidiano.
Aver chiara la scala dei nostri valori ci permette di sapere sempre dove andare e di verificare costantemente se quello che stiamo facendo o la scelta che stiamo per compiere è conforme alla direzione e alla meta finale che intendiamo raggiungere. Immaginiamo di aver stabilito un tragitto verso una destinazione particolare. Una volta in strada, il viaggio potrebbe presentare difficoltà impreviste: una deviazione, lavori in corso, un incidente, un tratto di strada chiusa al traffico, un ingorgo. Potremmo trovarci a dover scegliere una nuova strada, a dover decidere dove andare, di fronte a un bivio. Se il nostro navigatore satellitare è ben programmato, ci suggerirà la strada migliore
per raggiungere comunque la destinazione nel minor tempo possibile. Altrimenti, strada facendo, ci fornirà le indicazioni necessarie per correggere la rotta e, nel caso noi prendessimo la direzione sbagliata, ci riporterà sempre sulla retta via. I nostri valori sono le cose che per noi sono davvero importanti, quelle verso le quali tendere attraverso la realizzazione dei nostri obiettivi. Può trattarsi di concetti come benessere, felicità, rispetto, amicizia, amore, successo: ognuno ha dentro di sé la propria gerarchia e non ne esiste una migliore delle altre. La cosa importante è che, nella vita di tutti i giorni, al lavoro come a casa, le nostre scelte e i nostri comportamenti siano coerenti con i nostri valori, con ciò che per noi è importante.
La sofferenza delle persone, infatti, deriva proprio da questo: dalla incongruenza fra ciò che fanno e ciò che credono sia giusto. Vivere rispettando questa congruenza è la chiave per mantenere costantemente un atteggiamento costruttivo e positivo e per cautelarsi rispetto alle evenienze della vita.
Nessun successo può dirsi davvero tale, se non accompagnato da una personale e intima soddisfazione, da un benessere interiore che si integra e si completa con il benessere esteriore, quello del conto in banca o della bella automobile. E' basilare perseguire costantemente obiettivi in linea con ciò che noi riteniamo giusto.
Come diceva Albert Einstein, “piuttosto che preoccuparti di essere un uomo di successo, preoccupati di essere un uomo di valore”.

lunedì 29 novembre 2010

PROTEGGERSI

Tratto dal libro "La M***A CAPITA! Strategie di successo per vivere felici" (HBI edizioni)



La prima legge di Cialdini è quella della reciprocità. In parole povere, ma così povere che potrei rischiare di essere defenestrato dallo stesso autore, se mai leggesse questo libro, significa: se tu dai una cosa a me, io do una cosa a te. Avete presente quando, al supermercato, la gentile signora con il grembiule blu vi offre un assaggio di mortadella, o di formaggio e voi, poi, sentite dentro un impulso incontrollabile a comprare un articolo del quale vi hanno offerto l’assaggio? Ecco. Oppure, pensate a quei ragazzi che, per la strada, vi rifilano una penna o un fiore, chiedendovi poi se avete pregiudizi contro questi o quelli e poi vi chiedono con insistenza un’offerta. Voi avete in mano il vostro regalo, e trovate difficoltoso rifiutare l’obolo. Se, poi, qualcuno vi fa un regalo appositamente studiato per voi, speciale o esclusivo, ecco che il vostro senso di debito agirà contro la vostra stessa forza di volontà. Andiamo avanti: pensate a quando ricevete un invito a cena e subito vi offrite di ricambiarlo, pur non avendone il desiderio. O quando ricevete un regalo inatteso e immediatamente avvertite l’impulso di sdebitarvi. Conoscere questa legge è importante, perché vi permette di proteggervi dai falsi regali, da chi vi offre servizi o beni salvo poi pretendere da voi chissà che cosa, inguaiandovi in situazioni spiacevoli.  Vi permette anche di riflettere su quello che fate: è davvero frutto della vostra intenzione o, piuttosto, è il frutto di un meccanismo che altri hanno innescato? Volete davvero ricambiare quell’invito a cena? Volete davvero comprare quell’oggetto o state per sperperare denaro solo per ricambiare una cortesia ricevuta in precedenza? Ci sono occasioni in cui, comunque, vi sdebiterete in ogni caso. Trovo tuttavia più nobilitante per la vostra intelligenza avere almeno la consapevolezza di quel che vi succede. Come ho già avuto modo di ripetere: la conoscenza porta alla consapevolezza e la consapevolezza porta alla libertà. Ricordo che una volta, ero ancora un ragazzino, avevo fatto una gita a Milano e una simpatica e avvenente ragazza mi aveva fermato per la strada, regalandomi un bellissimo pacchetto che conteneva quaderni e penne. Non so come, mi ero ritrovato con un contratto firmato che mi impegnava a pagare un costosissimo corso di inglese. Solo grazie al pronto intervento dei miei genitori (e di un avvocato) ero riuscito a svincolarmi da quell’assurdo impegno. Come vedete, è ben vero che “la merda capita”, ma quante volte siamo proprio noi a fare in modo che ciò succeda!

sabato 27 novembre 2010

GRAZIE

Oggi è uscito il nuovo libro e, come sempre mi capita in questi casi (ormai, è la sesta volta!), la gioia che provo per la pubblicazione è accompagnata a una sorta di delicata malinconia, perché ormai è tutto fatto e chissà se ci sarà un'altra volta, un'altra volta ancora.
Questa volta, voglio approfittare dell'occasione per ringraziare tutti quelli che mi hanno accompagnato e sono stati accanto in quest'anno magico e strano, in questi dodici mesi d'incredibile emozione e straordinarie esperienze umane.
Nel libro, ringrazio tante persone. Vi ringrazio ancora, perché siete davvero tutti speciali. Qui, ho l'occasione per ringraziare tutti gli altri: perciò, grazie agli amici di sempre e a quelli nuovi: Anna e Mauro; Olga e Roberto; Genny e Giovanni, che ci offrono sempre e costante supporto in questa vita frenetica dai mille impegni. Un cenno soltanto a quelli che credevo amici e, invece, si sono rivelati personaggi dalla pochezza imbarazzante, contenitori semivuoti di neuroni privi di nerbo: a voi, che fate combriccola e vi rifocillate di chiacchiere, mando un mio pensiero e la soddisfazione di avercela fatta anche stavolta, nonostante voi. Ma andiamo avanti: grazie, grazie di cuore, grazie grazie grazie grazie grazie a tutti i miei incredibili, eccezionali, straordinari "allievi" che hanno trascorso ore e ore in aula a sorbirsi le mie tiritere. Senza di voi, e lo dico di cuore, nulla di questo avrebbe senso e tutta la fatica sarebbe vana. Perché a volte, da una parte all'altra d'Italia, senza dormire e con gli aerei che non arrivano mai e la voglia di tornare a casa che ti uccide, è davvero dura: grazie a voi, che rendete tutto sopportabile. In ordine sparso: grazie a tutto lo staff di Areadocks (che mi hanno accolto, nonostante i miei clubsandwich); tutte le ragazze di Gerard's, che con il loro entusiasmo rendono i corsi esperienze emotive incredibili; i ragazzi di Tao:polis (a parte qualcuno, che ha rosicato tutto l'anno e che, mi auguro, adesso rosichi ancora di più!); gli insegnanti di Caltagirone, ai quali mando tutto il mio affetto e un abbraccio gigantesco; i ragazzi di Roma e lo staff di Lecce, che mi segue nelle peripezie fra la Puglia e la Sicilia.
Grazie agli amici di Facebook: è come sentirsi a casa, anche se non vi conosco.
E grazie all'Universo, che mi ha dato l'energia per prendere la strada buona, quando ero davanti al bivio. Mi piace credere che ogni Essere umano abbia una scelta, sempre e comunque.


Grazie, di cuore.


Paolo

mercoledì 24 novembre 2010

PROBLEMI.... CON LA "P" MAIUSCOLA

Ogni problema, se non è affrontato nella maniera corretta, può diventare quello che, nella letteratura sul tema, è chiamato un PROBLEMA 3P.
Ciò significa che il problema è PERSONALE, ovvero riguarda voi stessi e non più solo le vostre attività; PERVASIVO, ovvero invade e contamina ogni aspetto della vostra vita; PERSISTENTE, ovvero duraturo e stabile, difficilmente debellabile. Finché una questione riguarda solo la vostra attività, o solo la vostra famiglia, o solo un vostro amico, tale questione è ancora gestibile e potete lasciarla fuori dalla porta, una volta tornati a casa, o andati al lavoro. Se, invece, la questione è personale, ecco che sarà molto difficile lasciarla fuori dalla porta di casa o dell’azienda. Linguisticamente, è come passare da una frase del tipo: “ho una grana sul lavoro” (problema situazionale), a una frase del tipo: “sono esaurito, depresso” (problema personale, come si evince dall’utilizzo del verbo essere, a differenza di quanto avviene nella prima preposizione, nella quale si utilizza il verbo avere). Se la questione diventa addirittura pervasiva e persistente, purtroppo farete fatica anche a divertirvi con gli amici, a rilassarvi, a trovare ristoro nelle solite attività ricreative. Se vi è mai successo di impiegare dieci dei dodici giorni delle vostre vacanze solo per cominciare a rilassarvi, significa che, probabilmente, stavate sperimentando sulla vostra pelle che cosa significa avere un PROBLEMA 3P. Ogni volta che vi si presenta una difficoltà da affrontare, un imprevisto o un problema, voi avete il dovere di risolverlo nel più rapido tempo possibile e, allo stesso tempo, di impedire che diventi un PROBLEMA 3P.
Per quanto concerne la soluzione rapida del problema, avremo modo e tempo di affrontare le tematiche opportune. Per quanto riguarda, invece, l’aspetto “preventivo”, ecco di seguito una lista di affermazioni utili, di pensieri e convinzioni estrapolate dalle strategie di successo di personaggi del mondo della politica, della cultura, dello sport e della religione.
Si tratta di importanti asserzioni di principio, che andrebbero lette spesso, al fine di ricordarne il senso e, soprattutto, al fine di interiorizzarne il messaggio. 
I 10 principi utili per prevenire un problema 3P
1. Impara a DIRE DI NO, senza pensare che stai danneggiando qualcuno e senza sentirti in colpa.
2. SEI RESPONSABILE di quello che ti accade. Anche gli ALTRI, però, SONO RESPONSABILI di quel che gli accade.
3. Devi essere FLESSIBILE, esattamente come un ramo di nocciolo. La rigidità porta alla rottura.
4. NON SEI INSOSTITUIBILE: impara il valore della delega e impara il valore della richiesta.
5. Fai parte di un SISTEMA, che comprende il luogo in cui vivi, i tuoi amici, i tuoi familiari.
6. Ogni tua azione genera RIPERCUSSIONI sul sistema circostante.
7. Le altre persone non sono responsabili delle tue FRUSTRAZIONI, e tu non lo sei delle loro.
8. Non esiste fallimento, solo FEEDBACK. 
9. Ogni problema ha una SOLUZIONE. Se non c’è soluzione, significa che non c’è problema. 
10. Renditi conto che TU SEI ESATTAMENTE QUELLO CHE FAI DI TE STESSO.

domenica 21 novembre 2010

I VERBI "BISOGNARE" E "SI DEVE"

In attesa dell'uscita del nuovo libro, sabato 27 novembre, altri estratti dal precedente "Io sono chi voglio essere" (Edizioni Serra Tarantola)



Si tratta di due forme verbali da evitare tassativamente che, da un lato, sono assai poco incisive per quel che concerne la comunicazione con gli altri e, d’altro lato, sono ben poco degne di persone che si assumono la responsabilità del loro destino. Le prime risposte che mi vengono in mente quando qualcuno mi apostrofa con un “bisogna” o un “si deve” sono: chi lo dice? Secondo il bisogno di chi?
“Il verbo BISOGNARE si coniuga esclusivamente alla terza persona singolare. Variante ipocrita ed edulcorata del verbo DOVERE, ha il vantaggio di avere un soggetto del tutto sconosciuto. Chi è questo soggetto? Non è né io né tu né noi. È un personaggio virtuale ma onnipotente che impone la sua volontà senza offrirci la possibilità di discuterne con lui. Questa modalità di pressione è il ritornello preferito dei genitori dimissionari, che si trincerano dietro questo fantomatico personaggio per rafforzare la loro autorità. Perché BISOGNA e non VOGLIO? I genitori hanno forse paura di assumersi la responsabilità delle loro parole?”.

Qui si parla di genitori. Come vi dicevo, tuttavia, trovo che queste considerazioni siano estendibili a chiunque. Le persone di successo (ripeto, in qualsiasi campo, che si tratti di affari o di gestione del matrimonio) sono persone che si assumono la loro dose di responsabilità. Volete che vostro marito o vostra moglie consideri di più le vostre esigenze o ascolti i vostri desideri? Passate dal “bisogna” al “voglio”. Volete che i vostri colleghi vi diano maggior attenzione? Idem. Naturalmente, utilizzare il voglio (nel modo cortese spiegato poco fa) non significa necessariamente che otterrete il risultato desiderato, perché ciò dipende anche dalla volontà degli altri. La cosa certa è che avrete affermato voi stessi e la vostra identità e persone che osano fare questo sono persone che comunque hanno il coraggio di assumersi la responsabilità della loro sorte. I “bisogna” e i “si deve” sono per i pusillanimi, per coloro i quali non hanno abbastanza coraggio per dire le cose che pensano, che non hanno il coraggio di essere loro stessi.

martedì 16 novembre 2010

LA DIFFERENZA LA FACCIAMO NOI

Dal nuovo libro: "La M***A CAPITA! Strategie di successo per vivere felici" di Paolo Borzacchiello (HBI Edizioni), in uscita a fine mese.




Gli imprevisti capitano. Le cose, a volte, semplicemente succedono. Troverete, lungo la vostra strada, qualcuno che vi aiuterà e qualcuno che, invece, tenterà di mettervi i bastoni tra le ruote. Dovete prenderne atto perché è esattamente quello che succederà. Mi chiedono, a volte, che cosa ne penso del pensiero positivo. Io credo che sia utile, ma che non sia sufficiente. Credo che sia indispensabile (e faccia un gran bene) orientare il nostro cervello verso soluzioni, scenari confortanti, immagini in grado di produrre in noi sensazioni piacevoli e positive. Di fatto, se noi stiamo bene produciamo risultati migliori. Credo che sia altrettanto indispensabile, però, condire il pensiero positivo e ottimistico con un po' di sano realismo e un pizzico di pragmatismo: sognare ad occhi aperti non basta. Ed è precisamente quello che molti autori o formatori, sfruttando l'indole umana alla perenne ricerca di scorciatoie e miracoli, tentano di farci credere. L'essere umano è fatto così: cerca costantemente soluzioni facili, poco dispendiose, se possibile non faticose. Altrimenti, perché continueremmo a comprare quelle compresse per dimagrire, sapendo benissimo in cuor nostro che l'unica cosa da fare sarebbe mangiare di meno e praticare più sport?
Questo libro vuole essere un utile strumento per aiutarvi a capire che, se siete attenti, svegli e un po' responsabili, gli imprevisti che incontrerete saranno sempre di meno e che, soprattutto, saprete che cosa fare quando vi capitano.
La differenza non sta nelle cose che ci capitano, ma nel modo in cui le affrontiamo. La differenza non sta negli imprevisti dietro l'angolo, ma negli occhi con cui decidiamo di osservarli. La differenza, come al solito, la facciamo noi. La merda, appunto, capita. La domanda è: che cosa possiamo fare, noi, a questo riguardo?

domenica 14 novembre 2010

SESTO TASSELLO DELLA FELICITA'

Tratto dal libro "La felicità in tasca, la via del benessere fra medicina cinese, linguaggio del corpo e buon senso" (di Paolo Borzacchiello, Ed. Firenze Libri)

LIBERA LA MENTE
ROMPI GLI SCHEMI.
DIMENTICA CIO’ CHE TI HANNO INSEGNATO
USA LA TESTA.
NON SCAPPARE,
NON METTERE LA TESTA SOTTO LA SABBIA.
DI OGNI COSA CHE TI CAPITA, CHIEDITI:
“PERCHE’ PROPRIO A ME?”
“PERCHE’ PROPRIO ORA?”.
OGNI VOLTA CHE IL TUO CORPO TI CHIAMA
NON PUNTARE IL DITO
CONTRO OGGETTI INANIMATI
CHE NON POSSONO FAR MALE,
MA PENSA A TE STESSO,
ALLA PARTE DI TE CHE HAI TRADITO,
A CHI HAI VOLUTO ACCONTENTARE.
POI, CHIEDI SCUSA.
A TE STESSO,
PER IL MALE CHE TI SEI FATTO,
E PROMETTI
CHE LA PROSSIMA VOLTA
PROVERAI A VOLERTI PIU’ BENE.

giovedì 11 novembre 2010

BASTA SCUSE!!!

Anticipazione dal libro di prossima uscita: "La M***A Capita! Strategie di successo per vivere felici" (HBI edizioni)

Niente scuse. Finora, ne avete utilizzate troppe, per impedirvi di cambiare la vostra vita. Ora è giunto il momento di passare all’azione. Per divertirvi un po’, fate l’elenco delle scuse che fino ad ora avete utilizzato per evitare di fare quel che andava fatto. Di solito, le scuse preferite dalle persone riguardano il fatto di avere poco tempo, di non avere altre possibilità, di essere in una condizione particolarmente difficile, di essere “un caso a parte”. Sono solo scuse, e lo sapete bene quanto me, in fondo al vostro cuore. Vi siete così convinti che si tratti di ostacoli insormontabili da esservi creati l’alibi perfetto per non assumervi la responsabilità di scelte che, certo, potrebbero essere dolorose o drastiche e che, tuttavia, rappresentano l’unica possibilità di cambiamento.
E se, proprio ora, state pensando che il vostro caso è diverso e che le vostre non sono scuse ma veri problemi, beh…è quello che dicono tutti!
Una curiosità: chi di voi possiede un telefono cellulare dotato di dizionario a scrittura facilitata “T9”, faccia finta di dover scrivere un messaggio e digiti, usando il T9, la parola “scuse”. Come sapete, il dizionario T9, quando voi digitate le lettere sulla tastiera, vi segnala la prima parola che corrisponde alla combinazione di lettere digitate. Poi, voi avete la possibilità di scorrere le varie parole possibili fino a trovare quella che vi serve. Ebbene, sapete qual è la prima parola che compare sullo schermo se digitate la combinazione di lettere per “scuse”? PAURE.

mercoledì 10 novembre 2010

FARE MODELING: STEVE JOBS

Estratto dal nuovo libro di prossima uscita, "La M***A capita! Strategie di successo per vivere felici" (HBI edizioni)



Uno dei miei idoli incontrastati è senz’altro Steve Jobs, celeberrimo fondatore della Apple (quello che ha inventato Mac, iPod. iPhone e iPad, giusto per capirci). Se dovessi elencare i motivi per cui mi piace Steve Jobs, potrei probabilmente riempire le prossime dieci pagine. La prima cosa che mi viene in mente è che Steve Jobs mi ha insegnato la filosofia che sta alla base del mio lavoro: mai accontentarsi, perfezionismo assoluto, costante tensione al miglioramento e al progresso. I prodotti della Apple sono figli di questa filosofia: oggetti praticamente perfetti, sia nel design sia dal punto di vista funzionale. Chi ne possiede uno, sa di che cosa parlo. Non solo: ogni prodotto che esce dalla casa della Mela è concepito in modo da piacere a chi lo deve usare. Sembra una banalità, ma per Jobs l’esperienza utente viene prima di tutto. Lui prova gli oggetti, lui trova tutti i difetti, mettendosi sempre nei panni di chi dovrà utilizzarli. Infatti, quello che piace dei gadget della Apple è l’assoluta facilità di uso. iPhone, che rappresenta senza ombra di dubbio il più avanzato dispositivo telefonico attualmente presente sul mercato, è così facile da usare che viene venduto senza libretto di istruzioni. Ed ecco, quindi, i primi importanti insegnamenti che possiamo trarre dal guru dell’informatica: rendere le cose semplici, e mettersi sempre nei panni di chi si deve rapportare con noi. Nel mondo PNL, si cita il motto, probabilmente riferibile a Alfred Korzbinsky, “la mappa non è il territorio”, che esprime lo stesso concetto. Ricordiamoci sempre che chi ci circonda è diverso da noi e che la maggior parte dei nostri problemi nasce proprio dal fatto che ce ne dimentichiamo. Continuiamo a dare per scontato che quello che per noi è vero, lo sia anche per gli altri. Basterebbe aggiungere un po’ più spesso, alle nostre conversazioni, una frase del tipo “secondo me”, e metà dei problemi che abbiamo nel mondo scomparirebbero. Poi,  Steve docet, basta davvero con le soluzioni complicate: le leggi che regolano l’Universo sono estremamente semplici. Ricordatevene, quando vi troverete di fronte a qualche ostacolo imprevisto. Più semplice è la soluzione, più è probabile che funzioni.
Steve Jobs, inoltre, è il protagonista di uno dei filmati più emozionanti e toccanti che circolano su YouTube, il famoso “discorso di Stanford”. Ne ho già parlato nel precedente libro perché è un discorso che mi ha toccato profondamente e ha illuminato la mia strada. In questo discorso, tenuto agli studenti dell’Università di Stanford, Jobs parla dell’importanza di “unire i puntini”, ovvero di rendersi conto che qualsiasi esperienza, pur negativa che sia, ci può portare inevitabilmente da qualche altra parte, a qualche altro successo, se solo resistiamo alle intemperie della vita e non ci lasciamo abbattere. Consiglio caldamente a tutti coloro che ancora non lo avessero fatto, di andare su YouTube e guardare il video: ne sarete certamente contenti. Jobs è ripartito da zero, senza paura, dopo eventi personali e professionali che avrebbero demotivato chiunque: è stato licenziato persino dalla società che aveva fondato e contribuito a rendere internazionale, salvo poi farvi rientro e darle un nuovo, incredibile, slancio. Al momento in cui scrivo, il papà di iPod è, fra le altre cose, il maggior azionista di casa Disney. Che la sua storia vi serva di lezione. Io, per quel che mi riguarda, ne ho fatto un perenne monito: di fronte a ogni rovescio, dopo ogni capovolgimento di fronte, mi costringo a pensare a quello che ha fatto lui, alla tenacia che è stato capace di dimostrare, alla grinta che ha tirato fuori per resistere e volgere il fato avverso a suo favore.
Chiudo il capitolo Jobs raccontandovi una curiosità. Di Jobs, si dice che sia molto pericoloso incontrarlo nei corridoi dell’azienda, perché potrebbe fermarvi, chiedervi chi siete e che cosa state facendo e, quindi, “stevezzarvi", ovvero licenziarvi, anche solo perché, magari, non avete un ruolo utile o ben definito in quella che lui considera la “sua” Apple. Drammatico, forse. Leggenda metropolitana, può essere. Eppure, mi chiedo a quanti di noi, ogni tanto, farebbe bene avere il coraggio di “stevezzare” qualcuno: chi ci fa del male, chi ci sta accanto solo per approfittarsi di noi, chi non ci è di alcun aiuto e anzi ci è di ostacolo, chi ci tratta male o ci manca di rispetto, chi non ha il minimo interesse per chi siamo o per quello cha abbiamo da offrire. In Italia, a questo proposito, si parla di “tagliare i rami secchi”. A me piace di più “stevezzare”, e da quando conosco questo termine, devo dirvi che alcune persone le ho “stevezzate" davvero. Con incredibile soddisfazione, e stupefacenti miglioramenti del mio tenore di vita. 

martedì 9 novembre 2010

SCARAMANZIA E MODESTIA

In attesa del nuovo libro... "La M***A CAPITA! Strategie di successo per vivere felici"

Cominciamo con la scaramanzia. Esiste un curioso atteggiamento in base al quale voi potete parlare ore e ore di tutto quello che va male nella vostra vita o che non vi piace e se, invece, avete progetti per il futuro o vi sta capitando qualcosa di buono, la prima regola è “stare zitti, non dire niente, altrimenti porta male!”. Come credete di poter realizzare i vostri sogni, se non ne parlate e non li verbalizzate, affinché il cervello li senta? Siate sinceri, chi di voi, in attesa di un responso probabilmente positivo o durante la progettazione di qualche piano strategico non ha mai detto una frase del tipo: “non lo dico sennò porta male?”. È un atteggiamento profondamente sbagliato, che vi limita, vi rallenta e addirittura rema contro di voi. Abbiate il coraggio di parlare a voce altra dei vostri sogni e dei vostri desideri, dei vostri progetti e delle vostre ambizioni: la scaramanzia non è esiste, la sfortuna è per tutti coloro che non hanno il coraggio di assumersi la responsabilità delle loro azioni. Attenzione: parlare dei propri sogni e delle proprie aspettative è cosa ben diversa dal “vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso”. Vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso è atteggiamento superficiale e irresponsabile, parlare a voce alta del vostro sogno di catturare un orso e fantasticare ad occhi aperti dei progetti che potrete realizzare quando avrete venduto questa benedetta pelle è il modo migliore per vedere realizzati i vostri auspici. Il cervello crede a quello che vede e l’immaginazione ha il potere di influenzare la realtà, ricordate? Tanto più sognate, tanto più vi immedesimate nel vostro sogno, tanto più pensate a quello che proverete e tanto più vi associate all’immagine di voi stessi soddisfatti per il risultato raggiunto, tanto più la realtà si plasmerà secondo i vostri desideri.
Gridate i vostri sogni al mondo!
Che dire, invece, della modestia, fantomatica virtù che ci viene insegnata fin da piccini, ogni volta che abbiamo l’ardire di manifestare il nostro compiacimento per qualche cosa che riteniamo di aver fatto bene?
Tra i vari significati del termine “modestia” presenti sul dizionario (cito il dizionario De Mauro, versione on line), abbiamo niente meno che “scarsità, limitatezza”. Fra i sinonimi di modestia, invece, ecco “squallore, povertà, pochezza, esiguità, umiltà”.
È così che volete sentirvi, così che volete essere? Io dico a gran voce che è giunto il momento di ribellarsi a queste imposizioni castranti che ci sono state poste dall’alto, di solito da genitori “modesti” nel senso deteriore del termine, che non hanno avuto il coraggio e l’ardire di lottare per i loro sogni e si sono accontentati di una vita insoddisfacente, magari adducendo come scusa proprio la serenità e la tranquillità della famiglia e dei figli. Solo scuse, signori e signore. “Modestia” non è l’alternativa a “superbia”. Si può essere consapevoli dei propri mezzi, delle proprie qualità e al tempo stesso dei propri limiti: questo atteggiamento non ci renderà di certo presuntuosi o superbi. Semplicemente, consapevoli. Ragazzi miei, ci pensate che se qualcuno vi sgrida o vi fa notare i vostri limiti siete sempre ben disposti a riceverli e ad annuire e se, invece, qualcuno vi fa un complimento il vostro atteggiamento è di schernirvi e negare i vostri meriti?
Se qualcuno vi dice che siete stati bravissimi, di solito rispondete con una o più di queste frasi: “ma no, niente di particolare, lo avrebbero fatto tutti, ho avuto solo fortuna”. Imparate ad attribuirvi i meriti che vi competono, così come i demeriti. Assumetevi la responsabilità di tutto, non solo di quello che non va bene o di quello che avrebbe potuto essere fatto meglio. Sapete che al corso di Public Speaking (un corso che insegna le tecniche per parlare in pubblico) la prima cosa che fanno i trainer è mettere l’allievo davanti al pubblico e farlo ricoprire di applausi, costringendolo a prenderseli tutti? 
Allora, avete ancora voglia di essere modesti, o volete finalmente iniziare a brillare?

(dal libro "Io sono chi voglio essere", Serra Tarantola edizioni)

SCARAMANZIA E MODESTIA

In attesa del nuovo libro... "La M***A CAPITA! Strategie di successo per vivere felici"

Cominciamo con la scaramanzia. Esiste un curioso atteggiamento in base al quale voi potete parlare ore e ore di tutto quello che va male nella vostra vita o che non vi piace e se, invece, avete progetti per il futuro o vi sta capitando qualcosa di buono, la prima regola è “stare zitti, non dire niente, altrimenti porta male!”. Come credete di poter realizzare i vostri sogni, se non ne parlate e non li verbalizzate, affinché il cervello li senta? Siate sinceri, chi di voi, in attesa di un responso probabilmente positivo o durante la progettazione di qualche piano strategico non ha mai detto una frase del tipo: “non lo dico sennò porta male?”. È un atteggiamento profondamente sbagliato, che vi limita, vi rallenta e addirittura rema contro di voi. Abbiate il coraggio di parlare a voce altra dei vostri sogni e dei vostri desideri, dei vostri progetti e delle vostre ambizioni: la scaramanzia non è esiste, la sfortuna è per tutti coloro che non hanno il coraggio di assumersi la responsabilità delle loro azioni. Attenzione: parlare dei propri sogni e delle proprie aspettative è cosa ben diversa dal “vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso”. Vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso è atteggiamento superficiale e irresponsabile, parlare a voce alta del vostro sogno di catturare un orso e fantasticare ad occhi aperti dei progetti che potrete realizzare quando avrete venduto questa benedetta pelle è il modo migliore per vedere realizzati i vostri auspici. Il cervello crede a quello che vede e l’immaginazione ha il potere di influenzare la realtà, ricordate? Tanto più sognate, tanto più vi immedesimate nel vostro sogno, tanto più pensate a quello che proverete e tanto più vi associate all’immagine di voi stessi soddisfatti per il risultato raggiunto, tanto più la realtà si plasmerà secondo i vostri desideri.
Gridate i vostri sogni al mondo!
Che dire, invece, della modestia, fantomatica virtù che ci viene insegnata fin da piccini, ogni volta che abbiamo l’ardire di manifestare il nostro compiacimento per qualche cosa che riteniamo di aver fatto bene?
Tra i vari significati del termine “modestia” presenti sul dizionario (cito il dizionario De Mauro, versione on line), abbiamo niente meno che “scarsità, limitatezza”. Fra i sinonimi di modestia, invece, ecco “squallore, povertà, pochezza, esiguità, umiltà”.
È così che volete sentirvi, così che volete essere? Io dico a gran voce che è giunto il momento di ribellarsi a queste imposizioni castranti che ci sono state poste dall’alto, di solito da genitori “modesti” nel senso deteriore del termine, che non hanno avuto il coraggio e l’ardire di lottare per i loro sogni e si sono accontentati di una vita insoddisfacente, magari adducendo come scusa proprio la serenità e la tranquillità della famiglia e dei figli. Solo scuse, signori e signore. “Modestia” non è l’alternativa a “superbia”. Si può essere consapevoli dei propri mezzi, delle proprie qualità e al tempo stesso dei propri limiti: questo atteggiamento non ci renderà di certo presuntuosi o superbi. Semplicemente, consapevoli. Ragazzi miei, ci pensate che se qualcuno vi sgrida o vi fa notare i vostri limiti siete sempre ben disposti a riceverli e ad annuire e se, invece, qualcuno vi fa un complimento il vostro atteggiamento è di schernirvi e negare i vostri meriti?
Se qualcuno vi dice che siete stati bravissimi, di solito rispondete con una o più di queste frasi: “ma no, niente di particolare, lo avrebbero fatto tutti, ho avuto solo fortuna”. Imparate ad attribuirvi i meriti che vi competono, così come i demeriti. Assumetevi la responsabilità di tutto, non solo di quello che non va bene o di quello che avrebbe potuto essere fatto meglio. Sapete che al corso di Public Speaking (un corso che insegna le tecniche per parlare in pubblico) la prima cosa che fanno i trainer è mettere l’allievo davanti al pubblico e farlo ricoprire di applausi, costringendolo a prenderseli tutti? 
Allora, avete ancora voglia di essere modesti, o volete finalmente iniziare a brillare?

(dal libro "Io sono chi voglio essere", Serra Tarantola edizioni)

lunedì 8 novembre 2010

CHIEDETE, COMUNQUE

ANTICIPAZIONE DAL LIBRO DI PROSSIMA USCITA
"LA M***A CAPITA, strategie di successo per vivere felici" (HBI Edizioni)


Un bellissimo proverbio spagnolo dice: “el no ya lo tienes”, il no già ce l’avete. Se non chiedete, è comunque un “no”, non può andar peggio di così. La situazione, chiedendo, può solo migliorare. Quello che conta, con riferimento adesso a noi adulti grandi e vaccinati, è puntare l’attenzione sul fatto che troppo spesso si evita di chiedere per timore della risposta che potremmo ricevere.  Facciamo un piccolo test. A che numero sto pensando? Sbagliato. A quale oggetto sto pensando? Sbagliato. Quanti soldi ho in tasca, ora? Sbagliato. Ebbene, questo test dimostra che non siete indovini. Non siete nemmeno (credo) veggenti e tanto meno esseri dotati di poteri paranormali, in grado di leggere nella testa delle persone. Uno degli insegnamenti più importanti di Richard Bandler, il padre fondatore della Programmazione Neurolinguistica, è questo: la maggior parte delle persone trascorre il suo tempo a preoccuparsi di cose che probabilmente non accadranno o che comunque non sa se e come si verificheranno. È vero. Pensateci. Vi è mai capitato di non chiedere qualcosa a qualcuno, pensando “tanto mi dice di no”? Oppure, di evitare una qualsiasi impresa, pensando “tanto è sempre la stessa storia?”. Ebbene, non lo potete sapere con certezza. Lo potete immaginare, lo potete dedurre, lo potete supporre sulla base di esperienze precedenti ma non lo potete sapere con certezza. Perciò, chiedete. Osate, fate comunque qualcosa, agite, provocate una reazione dalla vostra controparte (che si tratti del datore di lavoro, della moglie, di un collega o di chi volete voi). Non è detto che, per il fatto che le cose sono andate finora in un certo modo, debbano continuare ad andare sempre allo stesso modo, a meno che voi per primi le facciate andare proprio così. Forse otterrete davvero la solita risposta di sempre. Forse no. Forse, e questa è un’altra ipotesi affascinante sulla quale vi lascio riflettere, questa volta vi stancherete di sentire sempre la stessa risposta, e farete qualcosa di diverso, cambierete strategia, darete nuovo slancio alla vostra esistenza (e forse anche un bel calcio nel sedere a chi vi dice sempre “no”). 

sabato 6 novembre 2010

SIETE I CREATORI DELLA REALTA'

Siamo in grado, con un procedimento cosciente e consapevole, di dare alla realtà la forma che desideriamo. 
La scienza newtoniana, ovvero quella che si basa sulla realtà visibile e su un concetto deterministico della realtà, afferma a ragione che, lanciando in aria una moneta, abbiamo le stesse probabilità che esca testa o che esca croce. Dopo un numero sufficientemente alto di lanci, la proporzione si assesta su 50 e 50. Un fisico quantistico (il dottor Radin) ha elaborato la versione elettronica del lancio della moneta, creando un apparecchio che si chiama generatore di eventi casuali (REG, ovvero Random Event Generator). Ebbene, questo apparecchio produce bit di informazioni sotto forma di zero e uno. Se lasciato funzionare per suo conto, la percentuale di zero e uno è sempre del 50 e 50, e la relativa funzione d’onda non presenta picchi di rilievo. È stato chiesto ad alcune persone di far funzionare l’apparecchio, concentrandosi intensamente o sullo zero o sull’uno, desiderando intensamente di produrre una delle due possibilità, pensando e concentrandosi, appunto, o sullo zero o sull’uno. L’incredibile risultato è stato che, davvero, la macchina ha “assecondato” le richieste dell’operatore, generando un maggior numero di uno o di zero, a seconda di ciò che pensava e aveva mentalmente richiesto l’osservatore. La probabilità che picchi d’onda si producano in modo casuale rispetto alla presenza di un osservatore e al numero di selezioni operate dalla macchina, è di una su cinquantamila, come sottolinea il dottor Radin: “esaminando tutto il materiale bibliografico, con le centinaia di esperimenti che sono stati fatti, ci si può fare un’unica domanda: ha avuto peso il fatto che le persone cercassero di influenzare il risultato verso l’uno o verso lo zero? E la risposta complessiva è sì, ha avuto peso. In qualche modo, l’intenzione è correlata con l’operazione o l’esito dei generatori di numeri casuali. Se si  desidera che esca più volte il numero uno, in qualche modo il generatore produce più uno. L’analisi finale è di cinquantamila su uno. Le probabilità che i generatori siano andati in quella direzione, verso l’intenzione, non per caso, sono di cinquantamila contro uno.”
Riporta la rivista di neuroscienze “Mente e Cervello”, che si è occupata dell’argomento:
“91 soggetti hanno tentato di influenzare mentalmente i risultati del REG, per un totale di quasi 2,5 milioni di 0 e 1. Negli esperimenti del PEAR (Princeton Engineering Anomalies Reasearch Laboratory, ndr), l’output del generatore casuale tendeva ad essere correlato all’intenzione del soggetto. Da un’analisi più approfondita dei dati sono emersi altri dettagli: non tutti i soggetti avevano riportato la stessa percentuale di spostamento statistico, ma tutti apparivano capaci di influenzare i risultati del generatore. Segno che non era necessaria una particolare predisposizione per i fenomeni paranormali. Presto, molti sollevarono dubbi sull’accuratezza metodologica dei collaboratori al progetto PEAR, ma James Randi (il più famoso cacciatore di “bufale” paranormali al mondo, colui che ha smascherato centinaia di falsi maghi e medium, svelando i loro trucchi, ndr), che aveva accolto il risultato con il consueto scetticismo, non riuscì a trovare alcuna irregolarità.”
Ciò vuol dire che il nostro pensiero, a livello quantico, può influenzare e modificare la realtà. Potete farlo anche voi. Potete influenzare la vostra realtà.