domenica 5 dicembre 2010

L'ERBA VOGLIO

Il modo migliore per esprimere le proprie intenzioni è quello di utilizzare il verbo “voglio”, coniugato all’indicativo tempo presente. Senza saperlo, identifichiamo il verbo “voglio” con una forma di maleducazione. Pensate, ad esempio, a questa cosa: immaginate di entrare in un bar e dire “voglio un caffè”, oppure di entrare in un negozio di abbigliamento e dire “voglio provare quella camicia”. Sono più che certo che pensare in questi termini vi crea una strana sensazione e che l’immagine che vi si è formata nella testa è quella di una persona arrogante e che con modi prepotenti chiede a gran voce un caffè o una camicia. In realtà, non vi ho detto di urlare “io voglio” con tono arrogante e voce aggressiva, eppure è quello che precisamente avete capito. Si può benissimo chiedere: “per cortesia, voglio provare quella camicia” con tono di voce cortese ed un bel sorriso. La verità è che ogni volta che dite “vorrei”, la vostra volontà non è sufficientemente forte ed i vostri propositi rischiano di non concretizzarsi. Se lo volete davvero, ditelo. Pensate alla realizzazione di uno dei vostri sogni: vorreste realizzarlo o volete? Sentite, anche solo pronunciando la frase nei due diversi modi, come le sensazioni che provate sono diverse? Vorreste… o volete? Ogni volta che dalla vostra bocca esce un “vorrei”, il vostro cervello traduce il messaggio con un bel “forse vuole e forse no, e forse la cosa non è poi così importante. Se succede, bene, altrimenti pazienza”. E’ così che volete affrontare il vostro percorso: se succede, bene; se non succede, pazienza? Mi auguro di no. Naturalmente, la responsabilità di questo modo di parlare non è vostra, ma di chi vi ha educato, dicendovi la mitica frase “NON SI DICE VOGLIO SI DICE VORREI”, magari accompagnando questo pessimo insegnamento con un bello scappellotto. Oppure, vi hanno insegnato con tono sprezzante che “L’ERBA VOGLIO NON CRESCE NEMMENO NEL GIARDINO DEL RE!”
“Usando il presente indicativo, il bambino non cerca tanto di ottenere il giocattolo dei suoi sogni, quanto di affermarsi. L’uso intenso del condizionale imposto al bimbo è una condotta genitoriale psicotossica, capace di bloccare le sue motivazioni o i suoi desideri. Se lo voglio, mi batto per averlo. Se lo vorrei, lo sogno e poi lo dimentico. Quello che vorrei non lo voglio veramente, altrimenti perché avrei bisogno di sottoporlo a una condizione preliminare? Il tocco finale a questo quadretto è lo stupefacente “Quando si è bene educati”. Questa precisazione suggerisce che, per essere beneducati, è preferibile non esistere. Quale percezione ha il bambino di questa osservazione che gli rifilate appena dice VOGLIO? Non ho il diritto di esistere perché, se esisto, sono maleducato. Certo, non è questo il significato che attribuite alle vostre parole, ma è quello che il piccino percepisce letteralmente.”

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