Uno dei miei idoli incontrastati è senz’altro Steve Jobs, celeberrimo fondatore della Apple (quello che ha inventato Mac, iPod. iPhone e iPad, giusto per capirci). Se dovessi elencare i motivi per cui mi piace Steve Jobs, potrei probabilmente riempire le prossime dieci pagine. La prima cosa che mi viene in mente è che Steve Jobs mi ha insegnato la filosofia che sta alla base del mio lavoro: mai accontentarsi, perfezionismo assoluto, costante tensione al miglioramento e al progresso. I prodotti della Apple sono figli di questa filosofia: oggetti praticamente perfetti, sia nel design sia dal punto di vista funzionale. Chi ne possiede uno, sa di che cosa parlo. Non solo: ogni prodotto che esce dalla casa della Mela è concepito in modo da piacere a chi lo deve usare. Sembra una banalità, ma per Jobs l’esperienza utente viene prima di tutto. Lui prova gli oggetti, lui trova tutti i difetti, mettendosi sempre nei panni di chi dovrà utilizzarli. Infatti, quello che piace dei gadget della Apple è l’assoluta facilità di uso. iPhone, che rappresenta senza ombra di dubbio il più avanzato dispositivo telefonico attualmente presente sul mercato, è così facile da usare che viene venduto senza libretto di istruzioni. Ed ecco, quindi, i primi importanti insegnamenti che possiamo trarre dal guru dell’informatica: rendere le cose semplici, e mettersi sempre nei panni di chi si deve rapportare con noi. Nel mondo PNL, si cita il motto, probabilmente riferibile a Alfred Korzbinsky, “la mappa non è il territorio”, che esprime lo stesso concetto. Ricordiamoci sempre che chi ci circonda è diverso da noi e che la maggior parte dei nostri problemi nasce proprio dal fatto che ce ne dimentichiamo. Continuiamo a dare per scontato che quello che per noi è vero, lo sia anche per gli altri. Basterebbe aggiungere un po’ più spesso, alle nostre conversazioni, una frase del tipo “secondo me”, e metà dei problemi che abbiamo nel mondo scomparirebbero. Poi, Steve docet, basta davvero con le soluzioni complicate: le leggi che regolano l’Universo sono estremamente semplici. Ricordatevene, quando vi troverete di fronte a qualche ostacolo imprevisto. Più semplice è la soluzione, più è probabile che funzioni.Steve Jobs, inoltre, è il protagonista di uno dei filmati più emozionanti e toccanti che circolano su YouTube, il famoso “discorso di Stanford”. Ne ho già parlato nel precedente libro perché è un discorso che mi ha toccato profondamente e ha illuminato la mia strada. In questo discorso, tenuto agli studenti dell’Università di Stanford, Jobs parla dell’importanza di “unire i puntini”, ovvero di rendersi conto che qualsiasi esperienza, pur negativa che sia, ci può portare inevitabilmente da qualche altra parte, a qualche altro successo, se solo resistiamo alle intemperie della vita e non ci lasciamo abbattere. Consiglio caldamente a tutti coloro che ancora non lo avessero fatto, di andare su YouTube e guardare il video: ne sarete certamente contenti. Jobs è ripartito da zero, senza paura, dopo eventi personali e professionali che avrebbero demotivato chiunque: è stato licenziato persino dalla società che aveva fondato e contribuito a rendere internazionale, salvo poi farvi rientro e darle un nuovo, incredibile, slancio. Al momento in cui scrivo, il papà di iPod è, fra le altre cose, il maggior azionista di casa Disney. Che la sua storia vi serva di lezione. Io, per quel che mi riguarda, ne ho fatto un perenne monito: di fronte a ogni rovescio, dopo ogni capovolgimento di fronte, mi costringo a pensare a quello che ha fatto lui, alla tenacia che è stato capace di dimostrare, alla grinta che ha tirato fuori per resistere e volgere il fato avverso a suo favore.
Chiudo il capitolo Jobs raccontandovi una curiosità. Di Jobs, si dice che sia molto pericoloso incontrarlo nei corridoi dell’azienda, perché potrebbe fermarvi, chiedervi chi siete e che cosa state facendo e, quindi, “stevezzarvi", ovvero licenziarvi, anche solo perché, magari, non avete un ruolo utile o ben definito in quella che lui considera la “sua” Apple. Drammatico, forse. Leggenda metropolitana, può essere. Eppure, mi chiedo a quanti di noi, ogni tanto, farebbe bene avere il coraggio di “stevezzare” qualcuno: chi ci fa del male, chi ci sta accanto solo per approfittarsi di noi, chi non ci è di alcun aiuto e anzi ci è di ostacolo, chi ci tratta male o ci manca di rispetto, chi non ha il minimo interesse per chi siamo o per quello cha abbiamo da offrire. In Italia, a questo proposito, si parla di “tagliare i rami secchi”. A me piace di più “stevezzare”, e da quando conosco questo termine, devo dirvi che alcune persone le ho “stevezzate" davvero. Con incredibile soddisfazione, e stupefacenti miglioramenti del mio tenore di vita.
Mi avevano già detto che niente succede per caso, che io sono l'unica e vera responsabile e artefice del mio destino, che ho scelto di nascere nella mia famiglia per un preciso scopo, che tutto ha un senso, che tutto ha una causa. Ok, me l'avevano detto, ma ancora mi risultava difficile "unire tutti i puntini" e comprendere il reale significato della mia esistenza e delle mie sofferenze. La linea della vita era ancora costellata da interruzioni, deviazioni, nebbia e confusione. La sua visione appariva tutt'altro che chiara. Il tuo seminario è stato illuminante. In soli due giorni mi hai aiutato ad aprire le finestre, a far entrare un'ondata di aria fresca, nuova, vitale, energizzante, a spazzare via tutta la polvere, a far uscire tutti i fumi della nebbia insieme agli orpelli e suppellettili vecchi, inutili e stantii. Il video di Steve Jobs ha colpito nel segno e, come in un colpo di scena, la sua sofferenza e le sue difficoltà hanno illuminato le mie. Come piccole lampadine, una dietro l'altra, i puntini si sono uniti. Dapprima piano, lentamente e poi sempre più velocemente! WOW! La tua incisività, preparazione, semplicità di espressione, competenza comunicativa, professionalità, empatia mi hanno aiutato a premere quell'interruttore che si trovava su OFF da troppo tempo. WOW! Sono andata a cercare il significato di questa parola in internet. Ho scoperto che oltre ad essere espressione di meraviglia che si utilizza ogni qual volta le aspettative vengono superate (e anche di molto) è anche l'acronimo di.. walks on water, window on the world, world of wonder, wonder of wonders, wider oppurtunities for women, words of widsom... mi piacciono, descrivono molto bene come mi sento!
RispondiEliminaVoglio vivere la mia vita ORA, voglio una grande vita per me.
Impegnativo, hard work? Ok, ci sto.
Tu rappresenti l'esempio vivente che se si vuole si può.
Grazie!
Di cuore.
Alessia
Come dico durante il corso, io mi aspetto sempre che le relazioni con le persone siano proficue. Nel tuo caso, posso senza dubbio dire che è così. Grazie per il tuo contributo e per tutta la questione del WOW: non lo sapevo e non ci avevo mai nemmeno pensato... perciò, beh: WOW!
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