giovedì 4 novembre 2010

SCONFITTI, MA NON VINTI

INVICTUS, di William E. Henley



Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.





...non servono molte parole, per commentare questa poesia. Invictus significa "mai vinto". Possono sconfiggerci, possono metterci al tappeto. Possono straziarci il cuore, o tempestare di pugni la nostra anima indifesa. Possono camminare sulla nostra testa, o ordire alle nostre spalle i più terribili piani. Possono dirci che non ce la faremo mai, che non è cosa nostra, che non siamo fatti per questo, o per quello. 
Possiamo cadere, assaggiare il sapore della sabbia, sporcarci di fango. Possiamo essere battuti. Possiamo rovinare nel più profondo dei dirupi. 
Ma nessuno può portarci via quello che siamo e quello che abbiamo dentro. 
Possono sconfiggerci, ma non vincerci. Perché noi siamo i padroni del nostro destino, e se ci togliete la terra da sotto, ebbene noi troveremo il modo di stare comunque in piedi. Perché noi siamo i capitani della nostra anima, e non c'è pugno che possa raggiungere il cuore, se lo sguardo è fiero e la volontà ferrea.

1 commento:

  1. In questa giornata mi servivano proprio queste tue parole!
    Grazie Pablo!
    :-)

    RispondiElimina